Sperimentazione animale. In calo l'uso dei primati non umani nella ricerca scientifica

IN ITALIA L’UTILIZZO DI ANIMALI NELLA RICERCA SCIENTIFICA è in calo. Ben 109.731 in meno nel 2015 rispetto al 2014. Nello stesso periodo i primati non umani utilizzati a fini scientifici sono stati 230 in meno. É una buona notizia quella contenuta nei dati pubblicati dal Ministero della Salute in Gazzetta Ufficiale il 24 aprile 2017 riguardanti i numeri del 2015. Messi a confronto con quelli dell’anno precedente lasciano davvero ben sperare sulla riduzione di specie animali ai fini di studio.

Nel seguente articolo troverete non soltanto il confronto tra le tabelle dei due anni, in cui viene evidenziato il “risparmio” di vite tra specie non umane, ma anche i link ai dati pubblicati. Affinché vi facciate tutti una idea reale su quella che è la verità. E possiate difendervi da soli dalle bufale e falsità che girano e gireranno nei prossimi giorni. La scienza ha un difetto: i numeri parlano per lei. Anzi: parlano da soli.

E poiché parlano da soli, chi sa fare di conto non si lascia ingannare. Quella della sperimentazione animale è certamente uno degli aspetti più controversi della Scienza che è molto facile strumentalizzare. Se mal trattato, il tema può mostrare agli occhi della società civile più sensibile, che aderisce a ideali animalisti e ambientalisti o più semplicemente perché rispettosi della vita soppressa e del dolore inferto ad altri esseri viventi, il lato più mostruoso della Scienza. Percepita come una  in grado di sfruttare gli animali a uso e consumo degli interessi economici dell’Uomo.

Viviamo in una giungla. Purtroppo i grattacieli e le nostre belle vite tecnologiche a bordo di automobili, aerei, di comunicazione al cellulare o alla televisione, di sport, cultura e altri aspetti della cosiddetta civiltà ce lo fanno dimenticare. Ce lo ricordiamo soltanto andando a un bio parco (l’ex zoo, per intenderci. Come se cambiare un nome renda più bello il senso di prigionia e costrizione di un animale in gabbia). Ma che siamo animali tra gli animali non dovemmo mai dimenticarcelo. E purtroppo anche gli animalisti e gli ambientalisti come me spesso lo dimenticano. Dimenticando anche che, a differenza degli altri animali con cui condividiamo questa Terra, per loro facciamo tantissimo.

Ci sono programmi LIFE di salvaguardia della biodiversità europea che ci consentono di proteggere ed evitare l’estinzione di tantissimi animali. Dimentichiamo la storia del panda, simbolo del WWF, salvato dall’Uomo. Qualcuno potrebbe anche dire “a rischio grazie allo stesso Uomo”. Non ricordo di un altro animale della Terra che comunque si preoccupi della non estinzione o del bene di un’alta specie. Chi è? L’Uomo, attraverso la stessa ricerca scientifica. Perché è l’essere umano, con la sua razionalità, che può pensare agli altri esseri viventi. E lo fa. Ci sono scienziati che si dedicano alla tutela di specie, e alla tutela anche della biodiversità come fanno progetti quali il LIFE Asap, LIFE Ponderat di cui potrete leggere un reportage pubblicato da me qualche tempo fa. Quelli per la protezione dei lupi, degli orsi; di flora e fauna terrestre. Cerchiamo di essere più buoni con noi stessi. Non facciamo poi tanto schifo come potrebbe sembrare.

Esiste, però, una ricerca scientifica che lavora per combattere le malattie, gravissime, che attanagliano l’umanità. In questo ambito gli scienziati fanno uso di cavie perché, a oggi, ci sono aspetti della ricerca che non possono essere trattati senza l’aiuto non volontario, certo, e il sacrifico, non volontario certo, di altri esseri viventi. Cosa farebbe una gazzella se trovasse un metodo per sconfiggere il suo nemico naturale che è il leone? Direste: vabbè, ma è la legge della natura. E perché dovremmo subire una malattia che in natura ci divorerebbe?

Quello che noi facciamo per salvare i nostri figli che fin dall’infanzia posso subire malattie gravissime che devastano la loro esistenza e quella dei loro familiari è natura. E come dovremmo chiudere questa storia? Arrendendoci alle malattie? Fino a che nessuno ci passa (e auguro a me stesso e a tutti noi di non passarci mai) non potremmo capire quanto il sacrificio forzato degli animali sia importante per la nostra specie ma anche per sé stessi.

Non dimentichiamoci – è troppo facile farlo – di tutti i veterinari che curano i nostri animali grazie alla ricerca scientifica stessa, che fornisce medicine in grado di salvare la pelle a cani affetti da lesmaniosi, rabbia, filariosi (i vermi nel cuore…), oppure ai gatti affetti da FIV e FELV, ovvero HIV e leucemia di questi felini. E tralascio il resto del mondo complesso delle malattie di cui soffrono i nostri animali d’affezione, ai quali possiamo alleviare sofferenze inutili. Come cerchiamo di fare per noi stessi.

La vita è la ricerca di un equilibrio. In una giungla, la competizione mette al primo posto il più forte. L’uomo lo è non con la forza fisica, ma con il cervello. E per questo può mettersi anche al servizio degli altri esseri umani. Ma ci mettiamo al servizio anche di tutte le altre specie. Da questo ragionamento, non ci piove, esula ogni riferimento a ricerche scientifiche e test indirizzati a prodotti che non siano farmaci. Test fatti a fini di prodotti commerciali che non salvano la vita ma soltanto l’ego.v Il sacrifico eventuale di animali a scopi non altri che la salvaguardia della vita umana e animale è una aberrazione. Che va combattuta.

Domani, con molta probabilità, sarà la stessa scienza a trovare altri modi. Magari grazie a super computer in grado di simulare perfettamente un organismo vivente. Accadrà. A oggi non è possibile. Per chi invece ragiona con qualcosa del tipo “La mia malattia e quella di mio figlio sono affari che non devono coinvolgere altri esseri viventi” allora alzo le mani. Ma invito queste persone a rinunciare alle terapie che nascono dalla ricerca scientifica e dal sacrifico (forzato. Non mi stancherò mai di scriverlo) di animali. Sono scelte. Rispettabili. Ma bisogna essere coerenti sia dall’una che dall’alta parte.

Tutto questo per dire che nel frattempo, tra bufale e balle colossali, la Scienza fa un passo in avanti. Come cerca di fare, faticosamente, sempre. I dati pubblicati dal Ministero della Salute inerenti l’anno 2015 indicano un calo dell’uso degli animali nella sperimentazione animale confrontandolo con i dati del 2014. Se volete leggere dal soli i link sono i seguenti: TABELLA DEGLI ANIMALI UTILIZZATI DURANTE GLI ESPERIMENTI (Dati anno 2015 – Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.95 del 24-4-2017); TABELLA DEGLI ANIMALI UTILIZZATI DURANTE GLI ESPERIMENTI (Dati 2014 – Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 197 del 24-8-2016).

Di seguito troverete un confronto fatto da me. Che potrete verificare da soli ai link di cui sopra. Perché “numero canta” più della carta… E le bufale si possono smontare soltanto con una presa di coscienza. “Rimboccandosi gli occhi” e facendo lavorare il cervello.

Tabella n. 1 – Animali Näive utilizzati per specie. Questa tabella fornisce il numero effettivo degli animali utilizzati, ovvero il totale di animali al primo utilizzo (näive) rispetto alla specie.

– 109.731

(691.666 nel 2014; 581.935 nel 2015)

Tabella n. 2A – Animali Näive utilizzati in base all’origine. Questa tabella fornisce il numero effettivo degli animali utilizzati, ovvero il totale di animali al primo utilizzo (näive) rispetto all’origine.

– 109.501

(691.212 nel 2014; 581.711 nel 2015)

Tabella n. 2B – Primati non umani Näive utilizzati in base all’origine. Questa tabella fornisce il numero effettivo dei primati non umani utilizzati, ovvero il totale di primati non umani al primo utilizzo (näive) rispetto all’origine.

– 230

(454 nel 2014; 224 nel 2015)

Tabella n. 3 – Generazione primati non umani Näive. Questa tabella fornisce il numero di primati non umani näive utilizzati, suddivisi in base alla generazione.

– 230

(454 nel 2014; 224 nel 2015)

Tabella n. 4 – Utilizzi di animali nelle procedure. Questa tabella indica il numero totale degli utilizzi di animali rispetto alla specie, ovvero la somma degli animali al primo utilizzo e di quelli utilizzati più volte.

– 111.360

(698.059 nel 2014; 586.699 nel 2015)

Tabella n. 5 – Finalità delle procedure – Questa tabella fornisce indicazioni sulle finalità delle procedure a cui sono sottoposti gli animali, tenendo conto sia degli animali al primo utilizzo sia di quelli riutilizzati. (La tabella riporta gli stessi dati della Tabella n. 4)

– 111.360

(698.059 nel 2014; 586.699 nel 2015)

Tabella n. 6 – Gravità delle procedure. Questa tabella fornisce una panoramica sul livello di gravità delle procedure (non risveglio, lieve, moderata, grave) e indica, per ogni specie, il numero di utilizzi, tenendo conto sia degli animali al primo utilizzo, sia di quelli riutilizzati. (La tabella riposta gli stessi dati di Tabella n. 5 e Tabella n. 4).

– 111.360

(698.059 nel 2014; 586.699 nel 2015)

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Sulla Gazzetta si specifica la procedura per la raccolta dei dati:

La direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati
a fini scientifici, recepita in Italia con il decreto legislativo  n.
26/2014,  sancisce  l'obbligatorietà  per  gli   Stati   membri   di
trasmettere alla Commissione, la prima volta  entro  il  10  novembre
2015 e a seguire con cadenza  annuale,  le  informazioni  statistiche
relative  all'uso  degli  animali  nelle   procedure,   comprese   le
informazioni sull'effettiva gravita' delle procedure e sull'origine e
le specie di primati non umani utilizzati. 
    Il Ministero della salute, attraverso la Banca dati nazionale per
la sperimentazione animale, raccoglie  i  dati,  provvede  alla  loro
rielaborazione e alla loro successiva  pubblicazione  nella  Gazzetta
Ufficiale. 
    Con la decisione di esecuzione 2012/707/UE e successiva rettifica
del  20  dicembre  2013,  la  Commissione   ha   fornito   istruzioni
dettagliate sulle modalità  di  comunicazione  dei  dati  statistici
sull'uso degli animali, introducendo diverse  novità  rispetto  alla
legislazione previgente: 
    deve essere rendicontato il numero di volte in  cui  si  utilizza
l'animale nelle procedure considerato che, in alcuni casi, lo  stesso
animale può essere utilizzato più volte. Pertanto, il numero  degli
utilizzi non può essere confrontato con il numero totale di  animali
cosiddetti «naïve», cioè al primo utilizzo; 
    deve  essere  indicata  la  «sofferenza  effettiva  dell'animale»
durante la procedura, valutata caso per caso e non sommata  a  quella
eventualmente subita negli utilizzi precedenti;  di  conseguenza  non
sono rendicontati gli animali sentinella, animali soppressi  al  solo
fine di ottenere organi o tessuti e le forme fetali ed embrionali  di
specie di mammiferi; 
    devono essere rendicontate anche nuove specie  animali,  quali  i
cefalopodi   o   gli   animali   geneticamente   modificati    quando
l'alterazione genetica comporta sofferenza, dolore o disagio; 
    i dati devono riferirsi all'anno in cui si conclude la procedura:
per i progetti di durata pari  o  superiore  ai  2  anni,  tali  dati
saranno comunicati nell'anno in cui  si  verifica  il  termine  della
procedura per quell'animale.

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