Quiz Scienza Social n. 18 - Lo stile di vita modifica la struttura e funzionamento del cervello?

LA RISPOSTA DEI FOLLOWERS SUI SOCIAL: “Si” (83%), “No” (9%), “Non lo so” (8%). SOLUZIONE Risponde Luca Bonfanti, Professore di anatomia veterinaria e neurobiologo Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (NICO) e Università di Torino: «Si. I nostri comportamenti (fare attività fisica, confrontarsi con problemi da risolvere, condurre una vita creativa) modificano le connessioni tra i neuroni e addirittura il loro numero.

Negli ultimi decenni le Neuroscienze hanno cambiato la nostra visione del cervello, da organo “statico” a organo “altamente plastico”. I contatti tra i neuroni (le sinapsi, dove avviene la trasmissione degli impulsi nervosi) possono aumentare o diminuire di numero a seconda del fatto che vengano “ripetutamente usati” oppure no. Qualsiasi sforzo, sia di tipo intellettuale o anche motorio, tende ad aumentare questa plasticità sinaptica, consentendo all’architettura delle nostre reti neuronali di cambiare i rapporti determinati dalla genetica. Così, dopo la nascita, il nostro cervello continuerà a crescere per 12-13 anni grazie alle nuove connessioni che si formano, e potrà ampiamente modificarle fino a 24-25 anni, e, in minor misura, per tutta la vita. Recentemente, si è scoperto che la plasticità può essere anche più eclatante, andando ad aggiungere nuovi neuroni. E’ stato dimostrato che alcune zone del cervello degli animali e dell’uomo contengono vere e proprie cellule staminali in grado di generare nuove cellule nervose che vanno a integrarsi nei circuiti già esistenti. Anche questo è un fenomeno che può avvenire nel corso dell’intera vita dell’individuo. Sebbene non sia ancora possibile usare questa plasticità per rimpiazzare le cellule perse nelle malattie neurologiche, la ricerca ha rivelato ruoli inaspettati dei nuovi neuroni su funzioni cognitive, come la memoria e l’apprendimento, e, soprattutto, ha dimostrato che la plasticità è indotta dall’ambiente e dallo stile di vita.

Grazie alla plasticità, diversi aspetti della nostro quotidiano, come l’attività fisica, l’apprendimento, la sfera sessuale, il condurre o meno una vita creativa, sono in grado di modificare “fisicamente” la neuroanatomia del cervello. Mentre attività fisica e apprendimento (soprattutto quello legato allo sforzo per superare problemi nuovi e imprevisti) aumentano la plasticità, lo stress ripetuto la riduce. Coltivare la plasticità cerebrale può pertanto essere importante nei casi in cui si assiste a deficit cognitivi correlati a invecchiamento, demenza senile, depressione. La plasticità non è la stessa a tutte le età: è massima nei giovani e tende a ridursi nell’anziano, ma è sempre presente e può essere stimolata e mantenuta da un corretto stile di vita. Nei giovanissimi e nei giovani esistono i cosiddetti “periodi critici”, ovvero finestre temporali in cui la struttura cerebrale è ancora in grado di andare incontro a notevoli modificazioni. Ciò rende sensibili i giovani all’influenza (positiva o negativa) dell’ambiente esterno, che andrà a “scolpire” i circuiti definitivi dell’individuo adulto. Un aspetto, questo, molto importante in ogni contesto educativo (in famiglia, a scuola, con gli amici). Al contrario, le fasce di età più avanzate vedranno una diminuzione “naturale” di capacità cognitive e motorie, e di plasticità, ma potranno preservare/stimolare quest’ultima per rallentare il declino e per rendere il loro cervello meno esposto ai rischi di demenza senile. Quest’ultimo aspetto è ormai di importanza fondamentale poiché l’aspettativa di vita dell’uomo si è notevolmente innalzata nell’ultimo secolo, ed è in progressivo aumento nonostante il fatto che il cervello, per ragioni strutturali ed evolutive, non sia un organo in grado di rinnovare la maggior parte dei neuroni.»

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