Palaemon elegans (Credits: ICB-CNR)

ASSAGGIARE GLI ODORI. Sembra incredibile, ma alcuni animali che vivono in ambienti acquatici invece del naso usano la bocca per “fiutare” il pericolo di cibi tossici. Questo meccanismo di sopravvivenza si è sviluppato per poter riuscire a individuare quelle molecole dell’odore che non sono solubili. Cioè che non si sciolgono, per esempio, in mare, così da potersi mescolare con esso e diffondersi come farebbero nell’aria.

Questo meccanismo di comunicazione chimica rivoluziona la conoscenza di un aspetto fondamentale della vita sott’acqua. Perché a oggi, invece, la scienza ha sempre considerato il mondo olfattivo di crostacei e pesci limitato alla sola percezione a distanza di sostanze solubili in acqua. La scoperta, di un gruppo di ricerca dell’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR di Pozzuoli, è stata pubblicata sulla rivista internazionale PNAS.

Per gli esseri umani “mangiare gli odori” rappresenta una bizzarria che stravolge la distinzione che abbiamo di olfatto e gusto basati su criteri spaziali. Con il primo, infatti, riusciamo a sentire qualcosa “a distanza” mentre con il secondo valutiamo qualcosa “per contatto”. Un avvoltoio, per esempio, sente l’odore più o meno forte di un animale in putrefazione a svariati chilometri di distanza. I segnali di un cibo andato a male, invece, un uomo li sente anche attraverso le narici, senza bisogno di assaggiarlo. Nonostante sale e zucchero abbiano comunque un odore, per distinguerli c’è comunque bisogno di assaggiarli.

Per comprendere questo meccanismo che si svolge in ambienti acquatici i primi animali a essere stati studiati sono stati due invertebrati marini del Mediterraneo: l’alcionaceo Maasella edwardsi, volgarmente chiamato corallo molle, e il mollusco nudibranco Tritonia striata. Grazie ai quali è stato possibile individuare e isolare sostanze volatili ed insolubili in acqua (furanosesquiterpeni idrofobi) che servono alla difesa dell’individuo, in quanto lo rendono ‘disgustoso’ al tentativo di nutrirsene da parte di altri animali predatori.

«Lo studio ha mostrato che le sostanze devono essere ‘toccate’ dalle parti boccali chemiosensoriali di pesci e crostacei perché essi possano riconoscerne l’odore come segnale di non-commestibilità, secondo il fenomeno conosciuto come aposematismo olfattivo», spiega Ernesto Mollo dell’ICB-CNR. «Si è poi osservato che l’avversione a tali odori è rinforzata dalla memoria di effetti tossici sia in un gambero che in zebrafish, un modello di vertebrato acquatico ampiamente utilizzato per studi eco-tossicologici. Entrambi gli animali, infatti, imparano ad evitare gli odori associati ad esperienze negative», comportamento conosciuto come apprendimento evitativo.

In pratica, nel corso degli esperimenti è stata testata la capacità degli animali di percepire determinati elementi chimici. Cosa che hanno fatto avvicinando la bocca più volte.

«Questo fatto, chiaramente illustrato da alcuni filmati, implica che sostanze odorose tipicamente trasportate dall’aria fino a penetrare nel naso di animali terrestri, vengono invece direttamente a contatto con i recettori olfattivi di organismi acquatici», prosegue Mollo. «Di conseguenza, alla luce dei nostri risultati le parole olfatto e gusto perdono il loro significato tradizionale basato su criteri spaziali».

Questa forma di olfatto ‘tattile’ è una novità assoluta per gli scienziati. «Significa pensare in maniera diversa» conclude Mollo. «Anche una frase come ‘gli squali sentono l’odore del sangue a distanza’ assumerà un altro senso…».

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VEDI VIDEO DEGLI ESPERIMENTI:

  1. Palaemon elegans che accetta il cibo:

http://movie-usa.glencoesoftware.com/video/10.1073/pnas.1614655114/video-1

2) P. elegans rifiuta il cibo:

http://movie-usa.glencoesoftware.com/video/10.1073/pnas.1614655114/video-2

3) P. elegans vomita il cibo:

http://movie-usa.glencoesoftware.com/video/10.1073/pnas.1614655114/video-3

4) Zebrafish tocca il cibo più volte prima di rifiutarlo:

http://movie-usa.glencoesoftware.com/video/10.1073/pnas.1614655114/video-4

5) Tritonia striata che si ciba di Maasella edwardsi,:

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