Elaborazione 3D della Sindone (Foto: Università di Torino)

SONO PASSATI 20 ANNI da quando la Sindone, il sacro lino venerato dai cristiani perché considerato il lenzuolo con cui venne avvolto Gesù dopo la morte, rischiò di andare perduta per sempre. Durante l’incendio che tra l’11 e il 12 aprile del 1997 distrusse la cappella del Guarini a Torino. Venne portata in salvo soltanto grazie al coraggio di alcuni vigili del fuoco che presero letteralmente a martellate la teca in cui era custodita.

Ma della Sindone cosa si sa? La scienza cosa dice? Di certo che restano ancora forti dubbi sulla sua origine. Perché mancano testimonianze certe in grado di confermare che esistesse già prima del Medioevo. E quindi che fosse effettivamente un tessuto risalente all’epoca storica della crocifissione.

Resta, però, il mistero, tutt’ora irrisolto, sul come si possa essere formata l’immagine impressa sul lino. Perché nessuno, a oggi, è stato in grado di trovare un metodo per riprodurre lo stesso effetto e realizzare la stessa opera. Perché per la scienza l’ipotesi più accreditata, in contrasto con la visione di fede, è che sia un disegno prodotto dall’uomo.

Questo perché, fondamentalmente, le analisi del tessuto effettuate col metodo del Carbonio-14 fatte nel 1998 non sono state in grado di collocarla a 2000 anni fa, ma solo a cavallo tra il 1260 e 1390 d.C. Periodo compatibile con le prime testimonianze storiche sulla Sindone. Queste analisi, però, sono state oggetto di contestazione da parte di alcuni ricercatori in quanto il tessuto, troppo deteriorato, potrebbe presentare un inquinamento tale da incidere anche su questo tipo di analisi.

  

Una cosa di certo la scienza non riesce a risolverla. C’è uno studio, quello del Professor Nello Balossino, docente dell’Università di Torino ed esperto di elaborazione dell’immagine, che ha dato nuovo impulso al mistero della Sindone. Perché ha dimostrato che l’immagine contiene in sé “informazioni tridimensionali”. Un aspetto, a suo dire, irrealizzabile da un falsario, soprattutto del Medioevo.

Il dubbio di Balossino nasce dal fatto che, in generale, la formazione di una immagine è il frutto dell’interazione tra l’energia luminosa con il sistema di acquisizione. Se scattiamo una fotografia la luce che ci circonda impatta la pellicola o il sensore di una macchina digitale. Ma questo avviene in maniera “piatta”, cioè su un piano a due sole dimensioni. Un negativo fotografico imprime la realtà su un piano, senza riportare informazioni sulla profondità. La Sindone, invece, si comporta come un negativo fotografico… tridimensionale. Che elaborato consente di ottenere dalle sue sfumature cromatiche una figura in rilievo. Come se fosse reale. Quasi un ologramma.

Per Balossino la Sindone è un’immagine realizzata con un processo di formazione 3D. In cui l’immagine nel passaggio da negativo a “foto” restituisce un uomo quasi vero. E nessuno fino a ora è riuscito a realizzare qualcosa di simile. Cioè riprodurre una tecnica in grado di creare lo stesso effetto 3D della sindone. Dimostrando, così, che è un falso.

In attesa che la controversia tra scienza e fede riprenda, risalta alle cronache l’inizio dell’ultima fase del restauro della Cappella della Sindone che sarà concluso agli inizi del 2018. Il costo complessivo dei lavori di ristrutturazione dell’intero complesso distrutto dall’incendio è di circa 30 milioni di euro. Di cui 28 sono stati finanziati dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, 2,7 dalla Compagnia di San Paolo e 150.000 euro dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.

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