Uno dei due volti di Andrea Palladio indicati dalla ricerca come "identità dell'architetto" (Foto: Studio ESSECI)

IL MISTERO DEL VOLTO DI ANDREA PALLADIO, l’architetto più famoso di tutti i tempi, è stato svelato. Da secoli, sulla sua vera identità c’erano forti dubbi. Perché mancava un ritratto ufficialmente riconosciuto. E per risolvere definitivamente il dilemma si sono perfino scomodati gli esperti della Polizia Scientifica di Stato. Che insieme a un team di storici dell’arte del Palladium Museum e tecnici della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza hanno messo fine a ogni controversia.

    

Per consegnare al mondo il volto di colui che pubblicò a Venezia nel 1570 il trattato I Quattro Libri dell’Architettura è stato necessario seguire tre strade diverse che consentissero di arrivare in un punto d’arrivo comune: il vero volto. Il primo passo di questo viaggio è stato individuare in giro per il mondo dei ritratti che valesse la pena prendere in considerazione e analizzare.

La ricerca ha permesso di rintracciare dodici ritratti dichiarati come ritraenti il Palladio. Due provenienti da Londra (RIBA Collections e Royal Collection at Kensington Palace), uno da Copenaghen (Statens Museum), quattro da Vicenza (Villa Rotonda, Villa Valmarana, teatro Olimpico, Villa Caldogno), uno da Notre Dame, Indiana (Snite Museum of Art), uno da una collezione privata a Mosca, uno da Praga (Národní Muzeum), uno da un’asta di Christie’s a New York e un ultimo da un antique shop nel New Jersey.

I lavoro degli esperti è stato quello di analizzare i dodici ritratti sotto tre diversi aspetti, così da poter scartare quelli che presentavano delle incongruenze. Gli storici del Palladio Museum hanno fatto ricerche in archivio e biblioteca, così da poter verificare anche stranezze tipo la presenza di una spada nel ritratto, fatto non proprio rappresentativo della professione di un architetto. I tecnici della Soprintendenza, invece, hanno indagato gli aspetti materiali dei dipinti per verificare anche la presenza, per esempio, di falsi. Analisi svolte nel proprio laboratorio di restauro di Verona. La Polizia Scientifica, infine, ha dato un contributo importante attraverso l’uso di tecniche quali il confrontato fra i volti ritratti con i metodi della comparazione fisionomica e dell’age progression.

Analisi comparata dei volti nei laboratori della “scientifica”.

«Durante una prima fase di analisi storica e autenticità hanno passato la verifica soltanto nove ritratti» racconta l’ingegnere Gianpaolo Zambonini, dirigente della Polizia di Stato e direttore della quarta Divisione del Servizio Polizia Scientifica. «Da una operazione di confronto tra i vari quadri, che normalmente utilizziamo per comparare autori di crimini, siamo riusciti a fare una ulteriore cernita rimanendo con soltanto quattro opere. Molto utile è stato il contributo dell’age progression, tecnologia che si usa tipicamente per la ricerca delle persone scomparse e dei latitanti: ci è servita per confrontare un quadro di Palladio giovane con altri in cui era ritratto in età più matura. Di fatto lo abbiamo invecchiato secondo metodi scientifici e deciso di scartarlo perché si discostava troppo dagli altri. Le nostre analisi anno confermato quelle storiche e di autenticità. E i quadri che abbiamo ritenuto essere il Palladio sono due».

Il volto di Andrea Palladio trovato una serie di ritratti di uomini famosi, raffigurati da un amico dell’architetto, il pittore Bernardino India. (Foto: Studio ESSECI)
Andrea Palladio. Ritratto presente in Villa La Rotonda sino dal 1733, poi comprato all’inizio del Novecento da un collezionista russo e portato a Mosca. (Foto: Studio ESSECI)

 

Questa affascinante detective-story verrà narrata al Palladium Museum di Vicenza fino al 18 giugno attraverso la mostra “Il mistero del volto”. «Il Palladio Museum e la Soprintendenza di Verona» racconta Guido Beltramini, curatore «hanno chiesto aiuto al Servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato per scrivere finalmente la parola fine su quasi trecento anni di dispute sul volto di Palladio: da quando cioè gli inglesi nel 1716 si sono “inventati” un falso Palladio dipinto da Paolo Veronese. È stato un affascinante incontro fra scienze forensi e storia dell’arte, dove ognuno ha cercato di dare il meglio di sé.»

    

L’allestimento della mostra, progettato da Alessandro Scandurra, restituisce efficacemente l’atmosfera di questo giallo investigativo. Accanto ad ogni dipinto il visitatore trova dei tavoli luminosi in cui sono presentati i “reperti” dell’indagine: radiografie dei quadri, sezioni stratigrafiche che evidenziano la successione delle pellicole pittoriche, antiche fotografie, documenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Per favore, inserisci il tuo commento!
Please enter your name here