Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle. Con la Casaleggio associati è proprietario della piattaforma di democrazia partecipativa Rousseau

LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA che si svolge oggi su internet sembrerebbe non essere molto democratica. Una ricerca, infatti, dimostra che la tecnologia della piattaforma web su cui si conduce un dibattito politico influenza non solo la qualità della partecipazione ma anche i contributi forniti dai partecipanti. Non solo. Allorquando la piattaforma stessa non venisse gestita con gli stessi principi alla base della cosiddetta democrazia deliberativa, il risultati delle votazioni non esprimerebbero la volontà di una popolazione consapevole e informata.

La scoperta è di un team internazionale diretto da Raffaele Calabretta dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) di Roma. Lo studio è stato pubblicato online sulla rivista New Media & Society (seconda per impact factor nella categoria Communication).

«Abbiamo scoperto che la qualità della partecipazione e dei contributi forniti dai partecipanti a iniziative di democrazia partecipata è influenzata in modo significativo dal tipo di tecnologia online che viene impiegata per supportare il dibattito», spiega Luca Iandoli, primo autore dello studio e professore associato all’Università Federico II di Napoli. «In uno studio empirico condotto in collaborazione con un grande partito politico italiano, in cui i partecipanti hanno discusso online in merito a possibili riforme della legge elettorale, abbiamo verificato empiricamente che l’utilizzo di un nuovo tipo di piattaforma migliora decisamente la qualità e l’output della discussione rispetto ai tradizionali forum».

In realtà a essere stata coinvolta è una comunità online del Partito Democratico “Insieme per il PD” vicina al Sottosegretario Sandro Gozi, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli affari europei. Che nel 2012 invitò il team del progetto scientifico Doparie a organizzare una consultazione online sulla riforma della legge elettorale. La piattaforma utilizzata per la ricerca, invece, ideata da Mark Klein del Center for Collective Intelligence del MIT di Boston, è il Deliberatorium. Che, secondo i ricercatori, favorirebbe la qualità della riflessione di gruppo su questioni complesse che gli attuali sistemi non consentono ancora di fare.

Affermazione che induce a una seria riflessione sugli attuali sistemi di democrazia partecipata. Seppure la ricerca non faccia alcun riferimento e non abbia studiato la piattaforma Rousseau, non si può non pensare alla bontà del sistema adottato dal Movimento 5 Stelle. Vista anche la vicenda dell’annullamento del voto della candidata al Comune di Genova Marika Cassimatis. Chiedendosi se quello di Grillo e Casaleggio si basa sui principi suggeriti dai ricercatori del Cnr. Se si pensa anche all’arrivo della piattaforma Bob annunciata da Matteo Renzi e all’annunciato (da 10 anni presente nello statuto) sistema di votazione dei referendum interni del PD, ci si chiede se i risultati di questa ricerca scientifica andranno perduti oppure se ne farà tesoro per creare piattaforme affidabili.

Perché gli attuali sistemi non sembrano essere i più adatti. La ricerca, infatti, suggerisce di usare piattaforme in cui vengano imposte regole di comportamento tali da semplificare la discussione e poter ascoltare più punti di vista. Creando un vero dibattito che favorisca, così, la reale partecipazione dal basso. Ma di piattaforme che presentino più punti di vista non se ne vedono. In genere propongono la visione dei propri leader e più alternative da votare.

«I forum di discussione online e i ‘wiki’, i siti web basati sulla collaborazione degli utenti per l’inserimento dei contenuti, infatti, se da un lato sono in grado di facilitare la condivisione della conoscenza e ampliare il pubblico dibattito, dall’altro, specie nei casi di temi controversi che determinano divergenze di opinione, palesano evidenti limiti», spiega Calabretta. «I limiti sono la mole di informazioni a volte non logicamente inerenti, che genera una dispersione delle stesse; la possibilità di modificare le informazioni contenute da parte di utenti con punti di vista diversi, il cosiddetto ‘edit war’».

Deliberatorium è strutturata rispetto alle attuali piattaforme con una ‘mappa argomentativa’ costruita secondo una precisa logica, in grado di semplificare la discussione e renderla meno caotica. «L’inserimento di un contributo avviene esclusivamente in una delle categorie predeterminate, evitando il disorientamento dovuto all’accumularsi delle discussioni precedenti. La visualizzazione intuitiva agli occhi dell’utente semplifica l’orientamento della lettura e della comprensione. Questa nuova tecnologia, su argomenti complessi, garantisce un andamento logico della discussione e un dibattito esaustivo, come dimostrano i risultati ottenuti», conclude Iandoli. «I partecipanti che l’hanno utilizzata hanno prodotto più argomentazioni a sostegno delle varie proposte, pubblicato contenuti meno ridondanti e prestato maggior attenzione ai contributi forniti da altri utenti, favorendo una valutazione più articolata e critica delle varie proposte».

I risultati della ricerca rientrano nel progetto Doparie, nato nel 2005 e condotto da Raffaele Calabretta presso l’Istc-Cnr di Roma, che intende definire una forma di consultazioni allargate, simili alle primarie ma richiedibili dopo le elezioni, con cui aprire temi di discussione sulle principali questioni inserite nell’agenda politica.

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