VENGONO DA AMBIENTI ECOLOGICI LONTANI. Ma non assomigliano per nulla ai marziani dei film di fantascienza. Né tantomeno arrivano a bordo di dischi volanti. Ma sono alieni comunque. Perché per specie aliene in biologia s’intende una qualsiasi specie vivente (animale, vegetale o fungo) non autoctona, cioè che non fa storicamente parte di un dato ecosistema di una certa zona geografica ma che vi è arriva perché portata intenzionalmente o involontariamente dall’Uomo.

#QuizScienzaSocial sulle Aliene!

L’alieno venuto da mondi caldissimi. Un esempio su tutti è l’effetto che ha avuto sulla flora e la fauna marina del Mediterraneo la costruzione del Canale di Suez, la colossale arteria d’acqua artificiale che consente la navigazione diretta tra il Mare Nostrum e l’Oceano Indiano. A causa del quale troviamo nei nostri mari anche alcuni esemplari di Pesce Scorpione (Pterois Miles) chiamato anche lionfish, un formidabile predatore in grado di influenzare in maniera negativa la biodiversità marina delle nostre coste. L’ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale indica questa specie come particolarmente pericolosa per la salute umana capace di causare gravi avvelenamenti a causa delle spine velenose, molto lunghe e sottili, in corrispondenza delle pinne dorsale, anale e pelviche. Il veleno si mantiene attivo anche 48 ore dopo la morte del pesce, motivo per il quale è pericoloso anche se cucinato.

          

Oggi, grazie ad una recente collaborazione tra ricercatori dell’ISPRA, del CNR e della American University of Beirut, il lionfish viene segnalato per la prima volta in acque Italiane, precisamente all’interno della “Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari”, in Sicilia il 26 settembre 2016 . Lo studio, pubblicato dalla rivista BioInvasion Records, fornisce i dettagli di questa osservazione ricostruendo la rapida espansione geografica della specie nel Mar Mediterraneo.

La diffusione del Pesce Scorpione dal 1991 fino all’ottobre del 2016 sulla base di 230 avvistamenti fino a quello avvenuto nella Riserva di Vendicari in Sicilia (Credits: Ernesto Azzurro et al.)

«Il volto del Mediterraneo sta cambiando rapidamente con l’arrivo di specie ittiche invasive» spiega Ernesto Azzurro, ricercatore ISPRA e coautore della pubblicazione. «Diventa oggi fondamentale rendere consapevole le popolazioni e coinvolgerle in azioni di avvistamento e segnalazione degli esemplari più pericolosi come il pesce scorpione. Da tempo abbiamo cercato di coinvolgere attivamente sia i pescatori che semplici cittadini che possano incrociare determinati esemplari come il Pesce Scorpione. Per raggiungere l’obiettivo abbiamo creato su Facebook il gruppo Oddfish. Chi vuole aiutarci a segnalare nuovi avvistamenti può richiedere l’iscrizione. Siamo quasi mille, e super attivi». C’è però anche un mito da sfatare qualora si parli di questo velenosissimo pesce considerato mortale. Perché per esserlo devono esserci delle condizioni davvero particolari. «È una puntura estremamente dolorosa. Ma per ciò che riguarda la sua letalità si dovrebbero verificare delle condizioni particolari ed estreme» sottolinea Vincenzo Di Martino, ricercatore ISAFoM-Cnr di Catania coautore. «Potrebbe essere estremamente pericoloso per bambini e adulti con una spiccata sensibili alle specifiche tossine. Possiamo certamente dire che risulta mortale per il nostro ambiente mediterraneo visto che è un predatore di cui non si ciba nessuno ma che fa razzie sul fondale di pesci piccoli e di giovani pesci di specie più grandi di lui. Mettendo a rischio il rinnovamento della fauna marina».

A oggi sono circa 20 le specie ittiche invasive tra cui il pesce flauto (Fistularia commersoni) e il pesce coniglio (Siganus luridus). Ma i danni gravi sono causati anche da specie quali alghe come la Caulerpa cylindracea e la Caulerpa racemosa che, ricoprendo i nostri fondali, di fatto mettono in pericolo l’autoctona, cioè originaria del posto, Posidonia, fondamentale per la salute dei nostri ecosistemi marini.

Pesche Scorpione

“Migranti” inconsapevoli. Insomma, più che invasori si tratta piuttosto di “migranti” inconsapevoli che una volta arrivati possono rimpiazzare, causandone addirittura l’estinzione, le specie del posto. E il numero di questo fenomeno è in aumenta in tutto il mondo. E con una velocità che non ha uguali nella storia. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Nature Communication.

          

A questa conclusione è giunto uno studio condotto da un team di 45 ricercatori di tutto il mondo. Tra questi, Piero Genovesi di ISPRA presiede il gruppo specialistico sulle specie invasive dell’IUCN-International Union for Conservation of Nature. «In tutti i continenti, il numero di specie aliene è costantemente aumentato durante gli ultimi 200 anni. I risultati del nostro studio sono allarmanti: per i mammiferi ed i pesci si sono evidenziati dei segni di rallentamento dei tassi di introduzione, mentre per tutti gli altri gruppi tassonomici – n.d.r. col termine taxa o gruppi si classificano gli esseri viventi – la crescita delle invasioni rimane elevatissima».

Lo studio ha messo in evidenza che tra il 1970 e il 2014 c’è stata l’introduzione del 37% di tutte le specie aliene oggi registrate, confermando che è un fenomeno abbastanza recente. Il Canale di Suez, volendo ritornare sull’invasione di aliene nel Mediterraneo, è stato aperto il 17 novembre del 1969… Le specie che hanno invaso mondi a loro sconosciuti sono circa 585 all’anno. Un numero, questo, considerato dai ricercatori sottostimato in quanto molti dati di introduzione non sono conosciuti. «I dati che abbiamo raccolto – ha aggiunto Piero Genovesi – confermano l’urgenza di attivare misure di prevenzione e di risposta alle invasioni biologiche, come ha fatto l’Unione Europea con l’approvazione nel 2014 di un regolamento specifico che vieta il commercio delle specie invasive più dannose. Per rispondere a questa crescente minaccia abbiamo lanciato il progetto Life ASAP, che ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza del pubblico su questa minaccia e ridurre gli attuali tassi di introduzione».

Il progetto Life Asap è coordinato da ISPRA e vede coinvolti in qualità di partner, Federparchi, Legambiente, Nemo srl, Regione Lazio – Direzione Ambiente e Sistemi Naturali, Unicity Srl e Università di Cagliari. L’Iniziativa è sostenuta anche dal cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e dai Parchi Nazionali dell’Aspromonte, Appennino Lucano, Arcipelago Toscano e Gran Paradiso.

® RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Per favore, inserisci il tuo commento!
Please enter your name here