RISPOSTA DEI FOLLOWERS: misure sul campo (1%); sistemi satellitari (81%); dati dei sismografi (14%); fotografie aeree (4%).

SOLUZIONE – Risponde il Dr. Eugenio Sansosti, ricercatore IREA-Cnr: <<L’estensione dell’area che si è deformata in conseguenza dei terremoti del 26 e 30 ottobre 2016 è stata misurata utilizzando satelliti che osservano la Terra mediante sistemi radar. Questi strumenti permettono di misurare deformazioni del suolo anche di piccola entità, spostamenti dell’ordine di un centimetro, ed operano su aree molto estese, da 40 km per 40 km fino a 250 km per 250 km per i satelliti più recenti.

Queste caratteristiche permettono di delineare l’estensione dell’area in deformazione: fissata una soglia di deformazione del suolo (ad esempio 5 cm), è possibile individuare sulla mappa satellitare l’area che si è spostata di una quantità superiore alla soglia scelta.

 

Tutto ciò può essere ottenuto senza alcuna necessità di accedere alla zona in deformazione: un ulteriore vantaggio, in caso di emergenza, rispetto a tecniche più “tradizionali”. Queste ultime si basano su una raccolta di dati da effettuarsi mediante campagne di misura sul territorio, oppure sull’istallazione, in postazioni fisse, di ricevitori GPS (del tutto analoghi a quelli dei navigatori satellitari). In entrambi i casi, però, il numero di punti in cui si può effettuare la misura risulta limitato.

La tecnica satellitare si basa sull’utilizzo di immagini acquisite da un particolare tipo di radar  denominato Radar ad Apertura Sintetica (SAR), una speciale “macchina fotografica” che, invece di utilizzare la luce, usa una radiazione elettromagnetica a microonde simile a quella utilizzata dai telefoni cellulari o dai forni detti, appunto, “a microonde”. Questo radar è attualmente montato a bordo di diversi satelliti che orbitano intorno alla Terra ad un’altezza compresa tra 600 e 800 km.

La deformazione del suolo viene misurata mediante tecniche cosiddette interferometriche. Si confrontano (si fanno “interferire”) due immagini acquisite dalla stessa posizione prima e dopo il terremoto: se tra le due acquisizioni c’è stata una deformazione del terreno, questa viene visualizzata come una serie di strisce colorate che costituiscono le cosiddette frange di interferenza (o interferogramma). Tali interferogrammi possono essere ulteriormente elaborati per produrre le mappe di spostamento.>>

Link suggeriti dal Dr. Sansosti, Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente IREA-Cnr:

 

La RISPOSTA al n. 13 Istituto del : <<L’estensione… >>

[ n. 13] Il delle Marche ha deformato un’area di oltre 600 km quadrati. DOMANDA Com’è stata misurata quest’area?

RISPOSTA DEI FOLLOWERS:

Con misure sul campo: 1%

Con sistemi satellitari: 81%

Coi dati dei sismografi: 14%

Con fotografie aeree: 4%

 

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